venerdì 20 novembre 2015

La Madonna di Castoia.



Le chiesette di montagna, si può anche   immaginare siano dei luoghi di culto celtici, ripensati in chiave cristiana.
                      
Molti santuari mariani sono legati a racconti di apparizioni, nelle quali è stata la Madonna stessa a richiedere l’erezione della Chiesa, indicando anche il luogo. Ma la leggenda collegata al santuario della Madonna Ausiliatrice, meglio noto come della Madonna del Clap o di Castoia in Comune di Paularo, ha una sua originalità. Un pastore del paese raccogliendo sassi nel Rio Malmedìli ne avrebbe trovato uno che ha suscitato la sua curiosità. Per guardarlo meglio l’ha pulito, e si è accorto che c’era scolpita l’immagina d’una Madonna con il bambino.
 Si può immaginare la sua sorpresa, forse anche il suo spavento, perché un povero pastore con quel sasso scolpito in mano, va subito a pensare a qualche sortilegio, a qualche stregoneria. Si era nell’Ottocento, e in Carnia a quei tempi si incontravano streghe ad ogni angolo. Corse in paese a raccontare l’accaduto, salirono le donne con il prete in testa a verificare la veridicità del racconto. Il sasso c’era, ed aveva effettivamente scolpita l’immagine della Madonna. Era una lastra di pietra a forma quasi triangolare e dalla pietra emergeva in altorilievo una immagine della Madonna  dai lineamenti delicati. Come fece notare subito il prete, ripeteva uno schema molto usato nell’iconografia mariana, aveva infatti la mano sinistra aperta in segno di accoglienza, e il bimbo in grembo con il dito della mano  che indicava la madre. Come fosse finita nel rio Malmedili, chi ve l’avesse lasciata, chi l’avesse scolpita erano tutti interrogativi senza risposta. Tutti furono concordi nel cercare di dare degna collocazione a quella immagine. E la Maina delle Madonna che già esisteva a poche centinaia di metri dal rio, in mezzo ai prati, di fronte alla imponente catena del Serio, parve a tutti la soluzione più opportuna.
Nella maina c’era in effetti già un’ altra originale Madonna  con i vestiti di stoffa e il viso della madre e del bambino scolpiti nel legno. Ma in qualche modo si sarebbe trovata una soluzione per sistemarle tutte e due…
La mattina del giorno dopo le donne che erano salite ad accudire le bestie passarono a dire un’Ave Maria alle due Madonne, ma dovettero constatare che la nuova non c’era più. Riportata la notizia in paese, di nuovo si formò la processione delle donne con il prete in testa, che saliva l’erto sentiero per andare a verificare cosa fosse accaduto.
Chi poteva mai essere quel dannato così sacrilego da rubare  la nuova Madonna? Mentre stavano a ragionare sul fatto, al prete venne in mente di spostarsi nel luogo ove era stata trovata, nel Rio Medili. La pietra con l’immagine era di nuovo lì, dove era stata trovata il giorno prima, vicino ad una piccola sorgente…
Chi ve l’aveva riportata? Chi poteva aver interesse a salire di notte per riportare l’immagine dove era stata rinvenuta originariamente? Non si sapeva cosa pensare, prevalse ancora l’opinione che la Madonna non poteva essere lasciata lì all’aperto e fu riportata nella Maina e messa assieme all’altra.
Non ci credereste! Ma la mattina dopo le donne non l’hanno trovata più dove era stata sistemata…  Qualcuno l’aveva riportata di nuovo vicino alla sorgente. Quale mistero si nascondeva dietro a quegli spostamenti? Fra le donne iniziò a girare la parola miracolo… Ed anche il prete non sapeva cosa pensare. La portò di nuovo, per la terza volta, nella Maina, e per la terza volta la mattina dopo l’immagine fu ritrovata vicino al Rio Medili. Per tre volte Pietro aveva rinnegato Cristo, per tre volte, pensò il prete, si era rinnegata la volontà della Madonna di restare nel posto ove si era fatta trovare. Non si poteva andare oltre!  
Nella vicenda c’era certamente del miracoloso, e comunque non si poteva non dare degna accoglienza a quella Madonna che era comparsa così all’improvviso, scolpita nel sasso, nel luogo dove aveva voluto farsi trovare. Tutto il paese partecipò ai lavori per la costruzione di una piccola cappella. Anche perché, nel frattempo erano intervenuti dei veri miracoli per intercessione di quella Madonna. Miracoli che si ripeterono e portarono il paese a decidere di ingrandire la cappella originaria, per farne una vera Chiesa di dimensioni ragguardevoli.
E’ l’attuale Santuario, ubicato appunto in un luogo non ci si aspetta di trovare una Chiesa, infossata come è nel canalone del Rio Malmedìli. C’è ancora sul sagrato anche la fontanella d’acqua corrente, a ricordo della sorgente originaria.Al miracolo o si crede o non si crede. E’ qualcosa che va al di là del naturale e che quindi non può essere affrontato con la ragione, per cercare delle spiegazioni. E non si possono inventare altre storie per dare spiegazioni alla storia del miracolo. E’ quindi solo a titolo di cronaca che riporto la leggenda con la quale il solito miscredente ha cercato di spiegare il fatto.
Si era qualche anno prima del 1870, l’anno al quale si fa risalire il ritrovamento del sasso con l’immagine, quando la Carnia era ancora sotto la dominazione austriaca. A Salino viveva un giovane povero di famiglia, ma di grande ingegno. Faceva lo scalpellino, ma non si limitava a squadrare i sassi, ne sapeva ricavare dei rosoni artistici, ed anche delle figure più complesse. I suoi, morendo, gli avevano lasciato in eredità solo dei prati scomodi, “gràtules” come lui diceva, e fra questi, su La Mont, un ritaglio di terreno infossato in un rio.
 Malgrado la estrema povertà, viveva felice. S’era infatti innamorato di Maria, la più bella ragazza del paese, e lei l’aveva voluto, anche se era così povero. Non ci sono molte coppie che si uniscono come i due pezzi della mela di Adamo, a formare un tutt’uno. Ma questa era una di quelle…Stavano aspettando il primo figlio e la loro felicità era alle stelle. Lei, anche se incinta, lo continuava ad aiutare nei lavori della fienagione. Era normale a quei tempi. Si racconta di donne che lavorando fino all’ultimo sono finite a partorire nel prato. Un giorno d’estate stavano appunto raccogliendo il fieno di quel pezzo di terreno in ripido pendio, sul prato de  La Mont, e stavano costruendo la mede. Sul terreno ripidissimo, che ora è stato spianato per costruire la Chiesa, l’impresa non era cosa semplice. Lei stava sopra a calpestare il fieno tenendosi al medili, il palo attorno al quale si doveva costruire il covone, lui con la forca  le lanciava il fieno.
D’un tratto, forse perché lui aveva lanciato troppo forte, lei aveva preso paura e si era sbilanciata bruscamente, il medili cedette e la mede già quasi completata si rovesciò verso il basso, trascinandosi dietro Maria con il suo bambino in grembo. Silverio, così si chiamava lo scalpellino, si precipitò in soccorso della moglie. Ma non c’era purtroppo più nulla da fare. Cadendo aveva battuto la testa e non respirava già più.
Si può immaginare la disperazione del povero uomo!..
A questo punto il racconto fa una divagazione per spiegare il nome di Malmedili che è stato dato al rio. Il fratello di Silverio s’era dovuto recare al Municipio di Paularo a dichiarare la morte della cognata, e l’ufficiale d’anagrafe un po’ sordo gli aveva chiesto di che male fosse morta. L’uomo affranto per la morte della cognata e preoccupato per la disperazione del fratello, avrebbe voluto obiettare che quando uno è morto è morto, e non ha senso registrare anche il male che aveva causato la morte. E del resto, nel  caso che stava denunciando non c’era stato nessun male. Era stata una disgrazia!
“Nessun male, rispose spazientito, è stata colpa del medili piantato male”.
“Cosa?” chiese l’ufficiale d’anagrafe, che come s’è detto era un po’ sordo, ed essendo austriaco  non capiva bene l’italiano.
“Il medili!” gli gridò nell’orecchio il fratello di Silverio.
“Ho capito, disse l’altro e ripetè ad alta voce quel che stava scrivendo. “Morta di Mal medili”. In seguito il fratello di Silverio raccontò più volte in osteria a Salino l’aneddoto del suo incontro con l’ufficiale d’anagrafe. Fu così che per l’ignoranza e la sordità d’un ufficiale d’anagrafe, indicando il luogo dove era morta Maria, si iniziò a chimarlo Malmedili, e il luogo finì per dare il nome al rio che lo attraversa.
Ma lasciando le divagazioni e tornando al racconto principale, si dice che Silverio sia impazzito dal dolore e si sia ritirato a vivere come un eremita sulla montagna dove era morta la sua Maria. Se ne stava nascosto in qualche grotta, come un animale selvatico, e non si faceva mai vedere dai paesani che salivano per la fienagione o per accudire alle bestie. Soltanto i pastori raccontavano alle volte d’averlo intravisto, come si racconta d’aver intravisto l’orso. Ad un certo punto non si registrarono più avvistamenti, e si dedusse che fosse morto. Ma la sua scomparsa avvenne dopo il ritrovamento della pietra con la Madonna scolpita. A quell’epoca era certamente ancora in vita…
Si potrebbe quindi così spiegare il miracolo della Madonna. Era stata scolpita da Silverio per ricordare la sua Maria e il suo figlio mai nato, e l’aveva riportata per tre notti di seguito nel posto ove avrebbe voluto che restasse, a testimonianza della disgrazia che aveva distrutto la sua vita.
Con questa versione, si perde l’idea del miracolo del sasso che torna, per tre volte, da sé, nel luogo ove la Madonna chiedeva le fosse dedicata una Chiesa, ma per un altro verso si rafforza la suggestione del luogo. Se veramente Silverio avesse trasfigurato in quella della Madonna l’immagine della sua Maria, il santuario potrebbe veramente essere considerato il monumento alle donne di Carnia, donne da santificare per i sacrifici che hanno fatto, in situazioni al limite, come quella dei pendii ripidissimi  dei prati di Castoia, per ricavare il necessario per far crescere i figli.
Ma di questa come di altre leggende,  ci sono più varianti. Dopo aver  fatto circolare per Paularo la voce che stavo cercando  se c’era qualcuno che conosceva altre versioni riguardanti la storia della Madonna di Castoia, una sera fui avvicinato per strada da una vecchia che mi trascinò a sé in un angolo buio, quasi volesse violentarmi.
“Non è una Madonna!”, mi disse in un soffio avvicinando la sua bocca al mio orecchio.
“Che modo di spaventare la gente!” protestai.
“Non voglio che mi riconosca. Nessuno deve sapere che le ho parlato” continuo a dirmi, trattenendomi a forza, per potermi parlare da vicino.
“Anche se la riconoscessi non avrei alcun motivo per rivelare il suo nome,” obiettai. “Ma come fa a dirmi che non è la Madonna?”
“Non sono la sola a saperlo! Ma nessuno ne vuole parlare, per paura delle maledizioni del parroco!”
“Che io sappia i preti non maledicono ma benedicono!”
“Signore, io non so quale esperienza lei possa avere. Ma chi sa benedire, sa anche maledire!”
“Sarà! Ma insomma mi dica cosa sa della Madonna”
“E’ una immagine molto più antica, è l’immagine di una Agana del tempo dei Celti”.
“Questa poi!...” borbottai.
“Le dico che è così! Se è uno studioso, provi ad approfondire l’argomento ed alla fine mi darà ragione”. Così dicendo la donna si infilò in un vicolo e scomparve nel  buio. 
Che molte delle chiese, soprattutto quelle di montagna, possano farsi risalire ad epoca pre-cristiana, è un fatto che viene sostenuto da molti studiosi. Il sincretismo cristiano può aver trasformato nel volto di una Madonna quella che invece era il volto di una Agana. Ma non in questo caso! La Madonna di Castoia è rappresentata con in braccio il bambino che alza il dito alzato ad indicare la madre. E’ una tipica iconografia della Madonna.
             A meno che la pietra non sia stata scolpita nuovamente modificando una immagine preesistente! Se la mia informatrice senza volto avesse veramente ragione, la pietra potrebbe essere stata ripulita già dopo l’editto del Concilio di Tours nel 567 che condannava quelli che continuavano “nella stoltezza di praticare culti presso alberi, pietre e fonti” e chiedeva che “questo uso pessimo e incompatibile con la religione sia distrutto” .
            Ma a questo punto si potrebbe anche arrivare a pensare che ci sia stato veramente il miracolo della pietra, che non voleva allontanarsi dal rio! Le Agane si sa, sono fate dell’acqua, e l’Agana di Malmedili preferiva la vicinanza dell’acqua, al sole della maina sull’altopiano dove volevano collocarla gli abitanti di Salino!...




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