giovedì 17 maggio 2018

Le Fate del Monte Siera.


Al passo Siera: tra Carnia e Cadore.
(riportata dalla rivista In Carnia edita dalla tipografia Andrea Moro di Tolmezzo)

                Il passo Siera fa da ponte tra la Carnia e il Cadore. Collegamento da sempre tra la valle del Boite e la Pesarina. Era un percorso obbligato sia per i campi estivi che invernali per gli alpini di stanza in Friuli.
Anche io ci sono passato la prima volta da alpino, nel campo estivo del 1967.
Nel campo invernale dello stesso anno vi ha lasciato la vita l’artigliere alpino Ciro Ettorre
 Salendo da Sappada, quasi all’arrivo del passo, si incontra la lapide con la quale i suoi commilitoni hanno voluto rimanga memoria del tragico evento.

 
Il dipinto di Dalla Marta
 Ricostruendo la storia della Resistenza in Carnia ho dovuto dedicare un capitolo al passo. Infatti è stato attraversato più volte dai garibaldini della Val Pesarina, per incursioni e fatti di sangue che a Sappada non hanno lasciato certamente un bel ricordo. E’ stato durante  uno di questi episodi che i Tedeschi di stanza a Sappada, per rappresaglia, hanno incendiato la casera della malga del passo. Avevano anche messo del veleno nella sorgente attigua. La strage fu evitata per  l’intervento di Tiziano Dalla Marta, già Sindaco di Prato Carnico e di Tolmezzo, ai tempi partigiano-infermiere  in val Pesarina. Ora, diventato anche un valente pittore, ha voluto ricordare l’episodio in un caratteristico quadro.

 Finalmente, nel 75 anniversario dall’incendio, la malga, acquistata dal carnico
La malga in costruzione
  Luigino Concina (Pilùc), è stata rimessa a nuovo.Un motivo in più per salire al passo, a scelta da Culzei di Pesaris (Cai 231) su una comoda carrabile o da Sappada su una facile mulattiera (Cai 316).
   Da qui poi si può fare una bella traversata da brivido, sulla ferrata Corbellini, fino al rifugio De Gasperi, o una camminata verso il suggestivo passo dell’Arco.
                Ma a indurmi a tornare al passo è stata la favola delle Agane della Val Pesarina.
Al boschetto delle Agane
 Le fate, in  Carnia, si chiamavano Aganes, da àghe-acqua perché abitavano nei corsi d’acqua. Chi aveva avuto la ventura di incontrarle, s’era imbattuto con loro sempre vicino ad un ruscello. Uscivano nelle notti di luna piena ad asciugare le loro vesti al chiarore della luna.
                Poi ci fu il concilio di Trento.  Le Agane che, come apportatrici  di felicità,   erano raffigurate come bellissime fanciulle, vennero considerate come brutte espressioni infernali, demoniache. A dire  che non ci può essere salvezza al di fuori della Chiesa, da bellissime fate divennero orribili streghe!...

                In questo modo avrebbero dovuto trasformarsi anche quelle della Val Pesarina. Popolavano la valle, nascoste nel rio Pesarina, e nei tanti ruscelli che scendono dalle montagne ad alimentare il torrente. Si riunivano poi ogni notte a danzare sul passo tra la valle del Boite e la Val Pesarina, che da loro prendeva il nome di passo delle fate. Si ristoravano nel laghetto del passo e nelle pause andavano a dissetarsi alla fontana degli Sbilf, subito dietro alla casera della malga.
Una gorne(gronda)  alimentata dalla sorgente che prende l’acqua dal monte Siera. 

                 
                Le agane pesarine avevano anche il potere di trasformarsi in animali e così di giorno le si poteva incontrare sen rendersi conto che fossero loro, mentre si ascoltava estasiati il canto d’un uccello, o si ammirava la grazia della corsa d’un capriolo o d’un cervo, la furbizia d’uno scoiattolo, la forza d’un cinghiale, l’imponenza d’un orso.

             

  Per questo la valle era un parco naturale dove la gente veniva per godere dello stupore dell’incontro ravvicinato con gli animali,  per bearsi del  riecheggiare del canto di mille uccelli che inondava la valle, come il suono degli strumenti di una unica grande orchestra sinfonica.
                 A ricordo del loro potere di diventare animali, le Agane della Pesarina, chiesero di poter restare dentro agli alberi, mantenendo l’immagine che avevano scelto da vive. E si vedono ancora, sulla carrareccia che porta al passo.


                Sette di loro invece hanno ottenuto di restare fate.  Nascoste non più nel laghetto del passo, ma nel rio Siera, sulla strada di accesso.
Il boscut das Aganis
                Da lì escono a danzare al limitare del ruscello, in un piccolo bosco di larici,  che da loro prende il nome di boschetto delle Agane, il boscùt da Agànis. Fino all’alba. Poi salgono con. il sole che inonda di luce la montagna e si nascondono tra le rocce delle Vette Nere. Così è stata chiamata la montagna  a  ricordare il lutto perché le tiene sepolte. La montagna ove ora si diverte ad aprire nuove vie Adriano Sbrizzai. Vi entrano infilandosi in una piccola grotta che prende il nome di “buse das Aganis”  Danzano e cantano per tutta la notte. Nelle pause s’appoggiano al tronco del larice prescelto da ognuna, che al contatto assorbe  i loro poteri. Per questo, anche di giorno, si vede la loro immagine sugli alberi. Per questo,  chi si ferma nel boschetto delle Agane, sente il loro influsso e ritrova la serenità.

               
                L’originalità della favola sta nel fatto che ora la si rilegge camminando, mentre si sale dalla val Pesarina. Nei disegni di Sergio Sabadelli, suocero del proprietario della malga. Una vera camminata da favola! 

                              


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